Agroalimentare siciliano vola. Combattere contraffazione e agromafie

Ecco una buona notizia: l’agroalimentare italiano e quello siciliano volano. La Sicilia scala posizioni su posizioni, raggiungendo il terzo posto nella classifica regionale in quanto a numero di imprenditori e a ettari di superficie coltivata per la produzione di prodotti contrassegnati da marchi di qualità. A precederla soltanto la Toscana e la Puglia. Inoltre le proiezioni per il futuro sono ancora più rosee. A livello nazionale è stato registrato un aumento del 4.4% dei produttori e del 16% di superficie utilizzata. Nell’Isola, addirittura, si arriva alla soglia del 30% in più in entrambi i segmenti. In sostanza i produttori siciliani di marchi di qualità, certificati Ue, sono passati da 2.768 a 3.564, mentre la quota di ettari coltivati è salita di ben 5.000 ettari, arrivando a 23.000. Se si considera la produzione di dop e igp la Sicilia è in cima alla classifica regionale. Cresce anche il numero dei trasformatori, cioè di chi lavora le materi prime per produrre, ad esempio, dall’uva il vino, dalle olive l’olio, dal grano la pasta, dall’orzo le birre artigianali. In Sicilia l’incremento in questo settore è del 30%. Una crescita nettamente superiore a quella nazionale, che è del 4.6%, e dello stesso Mezzogiorno, che ha raggiunto il 16%. Bene in Sicilia anche l’ortofrutta con oltre 1.637 produttori. In crescita il settore olivicolo, con 1.800 produttori. Un numero che colloca la Sicilia solo dietro alla Puglia. Se l’Italia, con 293 marchi di qualità, è prima in Europa, in ambito nazionale la Sicilia è una delle regioni con il maggior numero di tipicità certificate, sono circa 30. Solo per citarne alcune: Pesca di Bivona, Arancia Rossa di Sicilia, Carota Novella di Ispica, Limone Interdonato di Messina, Pesca di Leonforte, Pomodoro di Pachino, Arancia di Ribera, Ciliegia e Fico d’India di San Cono, Uva da Tavola di Canicattì e di Mazzarrone, Pistacchio di Bronte, Monte Etna e Monti Iblei, Valle del Belice, Valli Trapanesi, Val di Mazara, Val Demone, Olio di Sicilia. Insomma il settore funziona e cresce, ma dobbiamo proteggerlo e accompagnarlo per fare molto di più: combattere la contraffazione, soprattutto l’agropirateria internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro, giocando sui tratti distintivi del Made in Italy che ingannano facilmente i consumatori. Da tempo chiedo l’istituzione di nuclei specializzati per il controllo dei prodotti alimentari che arrivano nei nostri porti, a cominciare dal grano; combattere le agromafie che infestano le campagne, impongono pizzo e le loro imprese nei mercati ortofrutticoli. Anche in quest’ultimi ho chiedo più controlli, per tutelare gli operatori onesti e scacciare i mafiosi; sostenere la commercializzazione diretta da parte degli imprenditori nei mercati esteri, per dare il giusto valore ai nostri prodotti. Sono tanti i consumatori all’estero disposti a pagare il giusto prezzo per consumare le nostre eccellenze agricole; Altre proposte sono da prendere in considerazione, ma già queste potrebbero aiutare molto l’agroalimentare per ottenere risultati straordinari sul piano della promozione della qualità, dell’occupazione e della ricchezza. Giuseppe Lumia

 

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