Gli omicidi della ‘Ndrangheta durante la stagione delle stragi ’93/’93

Il 18 gennaio 1993 in provincia di Reggio Calabria si consumò un gravissimo duplice omicidio rimasto nell’ombra e per anni sottovalutato. Adesso si aprono sprazzi di verità che lasciano intravedere la collocazione di questo fatto di mafia addirittura dentro la strategia stragista del ’92-’93. Si tratta degli omicidi degli agenti Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Entrambi sposati, il primo di 36 anni padre di tre figli, il secondo di 31 anni padre di due figli, in servizio nell’Arma dei Carabinieri nel Nucleo Radiomobile della compagnia di Palmi. Vincenzo Garofalo era originario di Scicli, in provincia di Ragusa, mentre Antonino Fava di Taurianova del reggino. Furono crivellati da un commando della ‘Ndrangheta a colpi di mitragliette calibro 9 e kalashnikov. E’ in corso il processo contro la ‘Ndrangheta stragista, che vede imputati il capo mandamento di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, esponente della potentissima cosca calabrese dei Piromalli di Gioia Tauro. Nel processo sta emergendo un contesto inquietante attorno a questo duplice omicidio. Fanno capolino oltre alla ‘Ndrangheta, la massoneria e, come al solito, apparati dei servizi. E’ una ‘Ndrangheta che si prepara in quegli anni al grande salto di qualità, partecipando a suo modo, al gioco organizzato dai corleonesi. I due carabinieri furono divorati letteralmente dalla ‘Ndrangheta che era anch’essa dentro un sistema collusivo di alto livello, devastante per la nostra democrazia. Il killer di allora, il boss Consolato Villani, sta facendo diverse dichiarazioni nel processo “Ndrangheta stragista” e le indagini sono andate avanti sino a fare luce su quella stagione che anche in Calabria vide cadere anche il giudice Scopelliti. Anche questo tassello sui due carabinieri va messo al suo posto, in modo che il mosaico stragista ’92-’93 possa finalmente delinearsi e così presentare al Paese uno spaccato che, fino a quando non verrà chiarito nella sua interezza, costituisce una ferita aperta nella vita della nostra società e democrazia. Giuseppe Lumia

 

FONTE ARTICOLO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *