UNESCO e Diritti Umani

Continua

Antimafia e Antiracket

Continua

Territorio e Ambiente

Continua

NEWS E AGGIORNAMENTI

Movimento Internazionale per la Giustizia a tutela dei diritti umani

Omicidio Mattarella: una ferita ancora aperta

La figura di Piersanti Mattarella rappresenta una risorsa preziosa di buona politica e impegno antimafia. Il suo assassinio è una ferita ancora aperta per la nostra democrazia. Oggi ricorre l’anniversario della morte del presidente della Regione Siciliana ucciso il 6 gennaio 1980. Sono passati tanti anni ma la sua storia e il suo insegnamento sono attualissimi. Sono un programma ideale e politico aperto del cammino che dovremmo fare, soprattutto in questi perigliosi momenti della vita politica siciliana e nazionale. È una ferita ancora aperta perché non ci si può rassegnare alla verità giudiziaria fin qui raggiunta. Ha fatto bene la Procura di Palermo, guidata da Lo Voi, a riaprire il caso. Mafia, politica, affari, apparati e trame nere hanno fatto capolino intorno a questo omicidio che ha segnato la storia della Sicilia. Non si è mai riusciti ad avere un quadro chiaro nonostante i racconti di decine e decine di collaboratori, proprio perché intorno alla scelta di uccidere Mattarella avranno giocato soggetti diversi con interessi convergenti. Scavare, riprendere il filo del cammino è un impegno a cui non bisogna rinunciare. È stato fatto un buon lavoro in Parlamento sul caso Moro, bisognerebbe nella prossima legislatura fare lo stesso su quello di Piersanti Mattarella, perchè il rilievo del suo assassinio non è solo siciliano ma nazionale. Giuseppe Lumia

 

FONTE ARTICOLO

Agroalimentare siciliano vola. Combattere contraffazione e agromafie

Ecco una buona notizia: l’agroalimentare italiano e quello siciliano volano. La Sicilia scala posizioni su posizioni, raggiungendo il terzo posto nella classifica regionale in quanto a numero di imprenditori e a ettari di superficie coltivata per la produzione di prodotti contrassegnati da marchi di qualità. A precederla soltanto la Toscana e la Puglia. Inoltre le proiezioni per il futuro sono ancora più rosee. A livello nazionale è stato registrato un aumento del 4.4% dei produttori e del 16% di superficie utilizzata. Nell’Isola, addirittura, si arriva alla soglia del 30% in più in entrambi i segmenti. In sostanza i produttori siciliani di marchi di qualità, certificati Ue, sono passati da 2.768 a 3.564, mentre la quota di ettari coltivati è salita di ben 5.000 ettari, arrivando a 23.000. Se si considera la produzione di dop e igp la Sicilia è in cima alla classifica regionale. Cresce anche il numero dei trasformatori, cioè di chi lavora le materi prime per produrre, ad esempio, dall’uva il vino, dalle olive l’olio, dal grano la pasta, dall’orzo le birre artigianali. In Sicilia l’incremento in questo settore è del 30%. Una crescita nettamente superiore a quella nazionale, che è del 4.6%, e dello stesso Mezzogiorno, che ha raggiunto il 16%. Bene in Sicilia anche l’ortofrutta con oltre 1.637 produttori. In crescita il settore olivicolo, con 1.800 produttori. Un numero che colloca la Sicilia solo dietro alla Puglia. Se l’Italia, con 293 marchi di qualità, è prima in Europa, in ambito nazionale la Sicilia è una delle regioni con il maggior numero di tipicità certificate, sono circa 30. Solo per citarne alcune: Pesca di Bivona, Arancia Rossa di Sicilia, Carota Novella di Ispica, Limone Interdonato di Messina, Pesca di Leonforte, Pomodoro di Pachino, Arancia di Ribera, Ciliegia e Fico d’India di San Cono, Uva da Tavola di Canicattì e di Mazzarrone, Pistacchio di Bronte, Monte Etna e Monti Iblei, Valle del Belice, Valli Trapanesi, Val di Mazara, Val Demone, Olio di Sicilia. Insomma il settore funziona e cresce, ma dobbiamo proteggerlo e accompagnarlo per fare molto di più: combattere la contraffazione, soprattutto l’agropirateria internazionale che fattura oltre 60 miliardi di euro, giocando sui tratti distintivi del Made in Italy che ingannano facilmente i consumatori. Da tempo chiedo l’istituzione di nuclei specializzati per il controllo dei prodotti alimentari che arrivano nei nostri porti, a cominciare dal grano; combattere le agromafie che infestano le campagne, impongono pizzo e le loro imprese nei mercati ortofrutticoli. Anche in quest’ultimi ho chiedo più controlli, per tutelare gli operatori onesti e scacciare i mafiosi; sostenere la commercializzazione diretta da parte degli imprenditori nei mercati esteri, per dare il giusto valore ai nostri prodotti. Sono tanti i consumatori all’estero disposti a pagare il giusto prezzo per consumare le nostre eccellenze agricole; Altre proposte sono da prendere in considerazione, ma già queste potrebbero aiutare molto l’agroalimentare per ottenere risultati straordinari sul piano della promozione della qualità, dell’occupazione e della ricchezza. Giuseppe Lumia

 

FONTE ARTICOLO

Gli omicidi della ‘Ndrangheta durante la stagione delle stragi ’93/’93

Il 18 gennaio 1993 in provincia di Reggio Calabria si consumò un gravissimo duplice omicidio rimasto nell’ombra e per anni sottovalutato. Adesso si aprono sprazzi di verità che lasciano intravedere la collocazione di questo fatto di mafia addirittura dentro la strategia stragista del ’92-’93. Si tratta degli omicidi degli agenti Antonino Fava e Vincenzo Garofalo. Entrambi sposati, il primo di 36 anni padre di tre figli, il secondo di 31 anni padre di due figli, in servizio nell’Arma dei Carabinieri nel Nucleo Radiomobile della compagnia di Palmi. Vincenzo Garofalo era originario di Scicli, in provincia di Ragusa, mentre Antonino Fava di Taurianova del reggino. Furono crivellati da un commando della ‘Ndrangheta a colpi di mitragliette calibro 9 e kalashnikov. E’ in corso il processo contro la ‘Ndrangheta stragista, che vede imputati il capo mandamento di Brancaccio Giuseppe Graviano e Rocco Santo Filippone, esponente della potentissima cosca calabrese dei Piromalli di Gioia Tauro. Nel processo sta emergendo un contesto inquietante attorno a questo duplice omicidio. Fanno capolino oltre alla ‘Ndrangheta, la massoneria e, come al solito, apparati dei servizi. E’ una ‘Ndrangheta che si prepara in quegli anni al grande salto di qualità, partecipando a suo modo, al gioco organizzato dai corleonesi. I due carabinieri furono divorati letteralmente dalla ‘Ndrangheta che era anch’essa dentro un sistema collusivo di alto livello, devastante per la nostra democrazia. Il killer di allora, il boss Consolato Villani, sta facendo diverse dichiarazioni nel processo “Ndrangheta stragista” e le indagini sono andate avanti sino a fare luce su quella stagione che anche in Calabria vide cadere anche il giudice Scopelliti. Anche questo tassello sui due carabinieri va messo al suo posto, in modo che il mosaico stragista ’92-’93 possa finalmente delinearsi e così presentare al Paese uno spaccato che, fino a quando non verrà chiarito nella sua interezza, costituisce una ferita aperta nella vita della nostra società e democrazia. Giuseppe Lumia

 

FONTE ARTICOLO